×

RACCONTACI LA TUA STORIA

VISITA LA PAGINA FACEBOOK

Facebook Viverlatutta
Ci conosciamo da anni

Ci conosciamo da anni, tu con la tua famiglia, io con la mia.

Poi la vita ci rende liberi entrambi ed intratteniamo anni di buona amicizia.

Quando mi hai chiesto il permesso di frequentarmi seriamente ho ritrovato la voglia di vivere, l’allegria perduta, la magia dell’amore.

I primi 8 anni con te sono stati splendidi ed esaltanti, forse troppo.

Poi la malattia che già aveva iniziato ad inserirsi in sordina nella nostra vita, questa malattia inesorabile e subdola: il Parkinson.

Non importa, ti starò vicino, nulla cambierà, ti aiuterò, ti curerò.

Ci sposiamo, quasi storditi dalla felicità facciamo un salto nel buio senza preoccuparci del domani.

E il domani arriva inesorabile. Inizi a fare cose senza logica, sperperi denaro, racconti bugie che per te sono realtà, non accetti di sentire venir meno le tue forze, tu uomo di fatica che da sempre dimostra forza fisica e vigore.

Tu, uomo dolce e premuroso, che improvvisamente urli e ti disperi.

Anni difficili, crolli in un vuoto interiore ma non ti dai per vinto e cerchi comunque di lottare per sostenere una vita normale. Io sono sempre al tuo fianco, ma inizio a perdere forza e, lo ammetto, pazienza.

Non guidi più, le gambe non reggono, cadi   e  trascorri  quasi un anno tra ospedali e strutture riabilitative.

Io….io corro  da una struttura all’altra,  ti telefono, ti sostengo, ti aspetto  certa che tornerai.

Tornerai, si, in carrozzina,   so che non potrai più farne a meno  ma tu  lotti  e  fino all’ultimo  cerchi la tua indipendenza, negando inesorabilmente la malattia,  con atteggiamenti  che mettono  ogni giorno   a repentaglio  la tua vita .

Sento  che  dopo  16 anni  di un Parkinson  difficile, tremendo,  ci stiamo allontanando;  non voglio,  ti curo, ti aiuto   ma sono sfinita.

Perdi molta  di quella memoria che tanto avevi,   vuoi uscire con me anche se non puoi, mi impedisci di vivere  e diventi geloso, pensi che non ti voglia più,  mi allontani dalla mia famiglia,  mi lanci contro  oggetti  e  improperi….non vivo  più,  sono disperata.

Così, tutto all’improvviso….  Sono sola, non so che fare.

L’aiuto arriva da qualche medicina  che ti calma ma non ti cambia.   Ormai non ti fidi più di me,  e da persona che ti cura e ti vuole bene divento per te una nemica.

Ti  allontani, giorno dopo giorno, per te  io sono ormai solo una badante.

Poi,  all’improvviso,   chiedi  di entrare in struttura assistita.

Oggi   sei  là,  sulla tua carrozzina,  ad  appigliarti  alla  vita, ad attendere  una visita,  sempre a sperare  in un piccolo, ma significativo miglioramento.

Io sono qui,  ho ripreso una vita normale,  sola,  come da tempo ormai ero, anche se ero con te.

Grazie  per avermi dato momenti  felici,   la vita ci ha uniti  in un percorso  difficile, triste, spesso  ripetevi che non doveva andare così…è vero, non doveva,  ma è accaduto.

Ti  lascio lì,  dove tu hai deciso di stare,  ti mando un bacio  e prego  affinchè   tu possa ritrovare  un po’ di serenità.

COMMENTA LA STORIA

Per accedere a questa funzione è necessario essere registrati e superare la login


POTREBBE INTERESSARTI ANCHE...