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Per lei

Stavo morendo...la mia vita mi scorreva tutta davanti agli occhi come in un film: ero piccola, non mangiavo mai, ero sempre malata e piangente con le mani nella bocca come a consolare qualcosa di inconsolabile.
Ero ancora piccola, la più piccola, su un palco, con un microfono davanti e un tamburello e facevo tenerezza a tutti. Avevo una bicicletta minuscola di quelle che potevi frenare solo coi piedi e mi sentivo libera quando pedalavo, solo pochi attimi di felicità. Ero a scuola, la più bassina, la più pallida, la più smunta, la più timida, la più diversa. Ero più grande, molto piú grande, magra, bella, ballavo su un cubo di una discoteca e mi sentivo desiderata e forse anche amata.
Ero sposa, avrei dovuto essere felice ma c'era qualcosa che mi offuscava come sempre in tutte le mie cose belle.
Ero mamma di Alice, allattavo sulla sedia a dondolo bianca e gialla, sudavo e non dormivo mai, ero nervosa, esaurita, esausta, sola.
Portavo Alice all'asilo, mamma orgogliosa del suo bellissimo faccino e del suo grembiulino rosa, che bello essere mamma ma quanta fatica!
Ero di nuovo incinta dopo tanto tempo, stavolta era un maschietto, voluto, desiderato, ma forse era troppo tardi, avevo paura, sarei rimasta di nuovo sola, sarebbero stati due, non ce l'avrei fatta, no, sicuramente non ce l'avrei fatta, nessuno mi avrebbe aiutato, nessuno.
Ero in un letto di ospedale, il mio bimbo se ne era già andato, in cielo spero, era rimasto il mio senso di colpa per tutta la vita ed ero sola, di nuovo sola, volevo morire, forse era l'ora di morire, di andare con Matteo perché lui lassù sarebbe rimasto senza la sua mamma...
Stavo morendo quando ad un tratto bussava Alice tutta vestita di fucsia (il suo colore preferito) e il suo sorriso sdentato mi dava la forza...forse stavo morendo ma dovevo vivere per forza, per lei.

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