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Non per ora.

Ho spento la mia ultima sigaretta davanti allo studio medico prima di entrare.
Non saprei spiegarlo in un altro modo, ma io lo sapevo. Lo sapevo di essere malata.
Un po' di notti prima avevo sognato mia nonna e mia nonna non mi viene in sogno così, come fanno gli altri, lei viene per avvisare.
Così quando sono entrata là dentro ero certa che dopo non l'avrei accesa la sigaretta appena uscita, come facevo sempre.
Che adesso non era come sempre.
Non sapevo altro, certo, le cose le so sempre pochissimo prima, quando è troppo tardi, quando il futuro si è già incamminato e non può più essere cambiato.
Ho vissuto mesi sotto shock, con notizie semi buone che dovevo farmi bastare, con lo spauracchio della cura ormonale, con la paura di non poter avere figli, che prima non avevo potuto, poi era arrivato l'uomo giusto, insieme al cancro, quasi in contemporanea.
Ora aspetto i risultati del test genetico, se dovesse essere negativo io sono tra le fortunate, quelle che si ritrovano la vita sottosopra, quelle che di cancro non muoiono.
Per ora.
Speriamo anche per poi.

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