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il coraggio e la paura

Maggio 2014 è quando ho scoperto di avere un tumore al seno. Avevo 40 anni. Una figlia di 6. Un bravo marito. Una certa tranquillità economica. Avevo appena ottenuto il trasferimento di lavoro che sognavo da una vita. Tutto annientato in un attimo....inutile raccontare a chi legge come il mondo ti crolli addosso...  Vorrei soffermarmi sui sentimenti negativi che ho provato. Lo ritengo sgradevole ma importante, poiché nel periodo di massima pressione provavo un grande fastidio nell'enfasi che si dà al sorriso, la positività e tutto il resto della narrazione che ci vuole eroi oltre che martiri. Io odio con tutte le forze ciò che mi è accaduto. Mi sono chiesta mille volte perché a me.Mi sono vista mille volte morire in maniera atroce davanti alla mia bambina. Ho avuto pena per me stessa calva e senza forze, e ne ho avuta ancora di più guardandomi con gli occhi di chi mi ama. Ho percepito nettissima la sensazione di essere un cattivo pensiero da accantonare. Ho percepito (questo mi capita ancora) nelle domande di alcuni la necessità di sentirsi rispondere che si, c'erano dei motivi affinché ciò fosse successo a me e quindi si, puoi stare tranquillo. Mi sono arrabbiata per la poca delicatezza che si incontra negli uffici "delle scartoffie". Ho ricevuto via mail e anche di persona, sicuramente in buona fede, il consiglio di aderire a cure alternative ed ai miei cortesi dinieghi ho visto la disapprovazione di chi ha di fronte una persona testarda ed autolesionista. Ho seguito il consiglio di farmi aiutare psicologicamente durante le cure, e mi ha fatto bene, ma la necessità di scavare nel mio dolore e guardarlo in faccia non mi abbandona,ovviamente con sfumature sempre meno cupe. Ho pianto perché una conoscente, invece di chiedermi cosa mi stesse succedendo, mi ha messo le mani sui capelli con un pretesto.
Come può una tale storia dare coraggio ad alcuno? La risposta è che, talvolta trascinandomi, non ho mollato un attimo, ho avuto persone che mi sono diventate amiche proprio nel momento del bisogno, non mi lasciata andare. In tempi successivi una psicologa mi ha detto che a tenermi su è stato il senso del dovere. Ognuno di noi ha il dovere di assecondarsi, ma anche quello di andare avanti anche e soprattutto per chi non ne ha avuto la possibilità. Non scriverò mai che il cancro abbia un qualche aspetto positivo, ma posso testimoniare che la vita può tornare ad essere bella quando si accetta che da questo viaggio non si torna uguali.

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