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Quella guerriera di mamma

Questa storia è cominciata per me nel maggio del 2010, ma per la mia mamma i timori si erano presentati circa un anno prima. Un nodulo. Aveva sentito un nodulo nel seno, ma non aveva detto nulla a nessuno. Io avevo vissuto in Russia per tre mesi e, quando tornai, il mondo così come lo conoscevo cominciò a sgretolarsi. Mia madre era malata ed era grave. Avevo 23 anni e l'idea di dover supportare mia madre mi spaventava a morte, ma mi spaventava molto di più l'idea di perderla. Così, quando la dottoressa comunicò la necessità di affrontare la chemioterapia, capii che dovevo essere forte, non tanto per me, quanto per lei, che aveva sempre dato tutta se stessa per la famiglia. Ricordo ancora la prima mattina che andammo insieme: il silenzio, io che guidavo la macchina,i tentativi di intavolare un discorso. Ma niente, era tutto così irreale. La prima seduta di chemio fu disastrosa: un'infermiera specializzanda lasciò la vena e schizzò sangue ovunque. Poi ci fu la nausea, i dolori e lo sconforto. Se ci ripenso ora, quei momenti furono niente rispetto a ciò che successe dopo. Con la chemio, mia mamma cominciò a sentirsi meglio: dovemmo rasarle i capelli e arrivò il giorno in cui le asportarono il seno destro, ma tutto sommato le analisi stavano migliorando. La paura che ci stringeva ogni giorno si stava attenuando, anche se non riuscivo più a guardare mia madre con gli stessi occhi. Lei non era invincibile come avevo sempre pensato, ma era una guerriera e, insieme, ce l'avremmo fatta. Ma arrivò il 2013 e le analisi erano di nuovo brutte, così cominciarono altri cicli di chemio e di radio. Ormai conoscevamo la malattia e affrontarla ci aveva resi più consapevoli. Ancora una volta mia mamma stava meglio.
Nel 2015 tutto precipitò con una PET decisamente allarmante. Il male si stava diffondendo rapidamente e non interessava più solo il seno: il breve tempo il cancro raggiunse ossa e sangue. Può sembrare assurdo, ma anche se mia madre stava così male, io volevo che continuasse a combattere e cercavo di spingerla in tutti i modi a trovare la forza dentro di lei. Passeggiavamo con molta fatica, ma stare fuori ci faceva stare meglio. Solo oggi mi rendo conto di quanto fossi terrorizzata e di come non volessi vedere cosa stava succedendo realmente. In poco tempo il fisico di mia mamma collassò e noi ci trovammo a dover ascoltare le parole di una dottoressa che ci disse che non c'era più nulla da fare. Mia madre trascorse 47 giorni in hospice prima di arrendersi. Ogni ora lei si faceva più piccola e più stanca, ma non l'abbiamo abbandonata nemmeno per un secondo. Io e la mia famiglia abbiamo cercato di trasformare quei 47 giorni nel nostro ultimo viaggio insieme. Anche se non è mai facile assistere un malato, prendermi cura di mia madre è stato il mio più grande atto di amore. Farla ridere, imboccarla, spingere la sua sedia a rotelle mi ha fatto capire cos'è l'amore incondizionato e senza limiti. Affrontare e vivere la paura è una delle esperienze più difficili di tutta la vita, ma spesso è l'unica scelta che abbiamo veramente.

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