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E pensare che in quel periodo mi dicevano tutti che stavo così bene ed ero allegra e sorridente come quando si vede che uno è innamorato...e invece no, quella felicità di un amore nuovo quando non ci credevi più, evidentemente era troppo bella per essere vera!
Ecco così che per un giorno soltanto assaporo l'inizio della mia nuova vita e invece, il giorno dopo, tutto crolla nel buio di un abisso senza fine, dove tutti i progetti che avevo in mente con lui e coi nostri figli svaniscono nello sguardo preoccupato e serio del mio ginecologo mentre scruta come mai prima d'ora quella maledetta ecografia che ripetevo ogni anno come sempre, ma che quella volta avevo anticipato perché sentivo che qualcosa non andava.
Le lacrime per un presentimento che anticipa le parole del medico, iniziano a bagnare le mie guance ancor prima del sospetto e tre mesi prima di sapere il nome dello sconosciuto che alberga in me, esco da quello studio con la sensazione di essere un morto che cammina...sensazione orrenda che ti devasta e che non riesci neanche a spiegare agli altri che ormai sono lontani da te e che ti guardano come se fossi impazzita improvvisamente.
Pensare che da quello stesso ambulatorio sono uscita felice con le foto delle ecografie dei miei cercatissimi figli, che non volevano mai arrivare. E poi era arrivato quel fibroma da qualche anno che stava lì tranquillo, ma stavolta no. Lui si era trasformato in un mostro di nove cm che grazie a una pipì trattenuta ha cominciato a farsi sentire, spingendo su quella povera vescica infiammata e non mi faceva più dormire a pancia sotto.
Benedetta cistite che mi ha suonato al campanello, il miracolo che mi ha permesso di scoprire il bastardo ancora al primo stadio! E benedetti coloro che mi hanno aperto il loro cuore raccontandomi esperienze di donne più e meno fortunate che mi hanno fatto trovare la strada giusta portandomi a tirare dritto con la mia testa, contro chi non mi ascoltava e benedetti coloro che mi hanno operato senza dubbi e senza nascondere la verità supposta che poi si è rivelata tale e che ha preso il nome di leiomiosarcoma uterino. Accidenti che brutto nome, vero?
Non solo fa paura ma è anche raro e non dà scampo ma, dal 16 maggio 2014 a oggi, giorno in cui l'hanno estirpato e portato chissà in quale laboratorio universitario, lui non si è più svegliato e giace nella mia mente come un martello pneumatico a tenermi sempre in allerta e a impormi di non cedere anche quando sono sfinita.
Ma quando pensi di avere un attimo di tregua, tra un controllo e l'altro crolla di nuovo tutto. Ancora, un altro stavolta, al polmone, in un punto vitale e delicato come non mai! Noooo, come farò? Chi ce l'ha la forza di rivivere tutto un'altra volta?
Ma poi ti guardi attorno e vedi che i tuoi figli hanno tre anni in più e li vuoi vedere crescere ancora, vedi che il tuo compagno è ancora con te a lottare e sperare e che non lo vorresti lasciare a un'altra donna perché te lo vuoi tenere stretto e perché a lui piaci lo stesso. Poi vedi che chi ti è vicino pensa che sei forte e che sei un esempio per tutti, e nonostante preferiresti dare l'esempio per cose molto più gratificanti che collezionare punti di sutura e lasciare in giro per l'Italia i propri organi, allora ecco che scatta qualcosa che ti attacca alla vita e ti porta dal chirurgo ad alta specializzazione a parlare di robotica come se una lobectomia fosse una passeggiata al mercato. Insomma, il 2 febbraio 2017, anche l'adenocarcinoma alla fine è stato spedito a chi è interessato a lui con metà del mio polmone attaccato!
Oggi sono qui a raccontare tutto ciò con la speranza di starmene un pochino in pace, sempre con la mia bella spada di Damocle sulla testa (tranquilli che non me la toglierà mai nessuno), ma con la quale si può imparare a convivere... nonostante tutto!

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