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La gemella opposta

Viviamo assieme da fin troppo tempo, io e la gemella opposta, quella fragile e straziata, ipersensibile fino all'assurdo, quella che ama la morte come io amo la vita, quella che sembra la reincarnazione dell'amatissima nonna suicida ingoiando ammoniaca quando avevo 6 anni. Ogni tanto, fin da bambina, ed anche per lunghi periodi, lei pretende la ribalta e "ribalta" me come un guanto vecchio e stracciato, divorando ogni mia fibra, ogni pensiero, ogni sensazione, riducendo i miei sofisticati neuroni in biglie impazzite di dolore, e costringendomi ad uno sdoppiamento "di sopravvivenza", con me come involucro esterno a tentare stoicamente e tenacemente, di fare finta di nulla, di alzarmi, prendere medicine, fare colazione, fare uscire i cani in giardino, fare finta di vivere insomma. E lei, la gemella opposta, dentro, in ogni mia fibra, che vede solo nero, morte, inutilità del vivere, totale distacco dal tutto. Lei, avvitata su se stessa, dolente, disperata e disperatamente lucida, lei che non riesco a consolare, cui non posso dire nulla di utile, perchè sono lucida e pragmatica anch'io, e tra noi non ci possiamo raccontare frottole, ci conosciamo troppo bene, siamo la stessa persona lo sappiamo bene. Non siamo "fuori di testa", siamo fin troppo lucide, io la chiamo la gemella opposta per definirne le caratteristiche diverse dal mio apparire ed essere "normalmente", quando non mi assale la depressione grave endogena, che, come unghia sul vetro, come morso perpetuo, come morte interiore, mi piega nuovamente le gambe e la mente e mi fa desiderare solo la morte, mentre sono consapevole che non devo cedere all'impulso suicida, devo "tenere botta", sopravvivere solamente senza fare altro, e aspettare che i nuovi medicinali (gli altri hanno perso ogni effetto) facciano il loro lavoro di restituirmi a me stessa. Sia benedetta la chimica in questo caso, o sarei morta cento volte per mia stessa mano. E grazie anche a me per la fin troppa lucidità che mi permette di comprendere questa pesante malattia e, anche se faticosamente, finora, averla saputa gestire tenendo per mano la mia dolente e fragile
gemella opposta.

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