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LA VITA 10x10

E' una piastrella 10x10 cm di ceramica grigia.
Ha una fuga bianca sottile, ed accanto ad essa ce ne sono almeno una decina per lato.
In totale circa 1 metro quadro, centimetro più, centimetro meno.
E' quello che vedo per circa 12 ore al giorno, è il mio panorama, la mia vista sul mondo.
Un metro quadro di ceramica, echi di voci vicine e lontane, odori e profumi che si mescolano.
Sulle mie ginocchia anchilosate è appoggiato da almeno quattro giorni sempre lo stesso giornale aperto su una pagina sempre diversa.
Oggi intravedo due giovinette in costume da bagno e un signore anziano che saluta con la mano, forse da una autovettura rossa, o arancione.
Vorrei girare quella pagina e vedere una nuova immagine, ma dovrò aspettare domani, oggi guarderò le due giovinette e l'anziano signore e mi inventerò una notizia, una storia, una pagina che non potrò mai leggere.
Vedo intorno a me ombre che velocemente si intrecciano nel locale dove mi hanno messa, di solito vedo calzature bianche tipo zoccole che vanno su e giù, talvolta intravedo invece scarpe diverse, di buona fattura, di pelle nera o camoscio marrone, allora so che forse è domenica o natale, o pasqua.
Nel mio metro quadrato di piastrelle grigie vedo, oltre il giornale sulle mie ginocchia, le mie gambe scarne, avvolte dentro un pantalone di una tuta scolorita e infeltrita, spero non sia un pigiama, ho la convinzione che sia una tuta di quelle per fare ginnastica, non vorrei stare in pigiama in mezzo a così tanta gente, così come non vorrei queste brutte scarpe di panno nere che mi infilano tutte le mattine, sono scarpe da vecchia, e io preferirei una ciabattina elegante di velluto.
Capisco di essere diventata vecchia dalle mie mani e non dai miei pensieri ancora così lucidi.
La mano destra è immobile da tempo e per evitare che cada a penzoloni nel vuoto mi viene imbrigliata dentro una specie di cintura blu che la sorregge e quindi, proprio sotto il mio naso, posso vederla ed accarezzarla con la mano sinistra e sentirne tutta la sua impotenza.
Sento l'urlo della vecchia seduta distante da me.
So che è distante da me oggi, l'urlo è distante, certe volte è proprio qui, al mio fianco, ed io ho sempre paura, giorno dopo giorno, perchè non so dove metteranno questa vecchia pazza che ogni tanto urla e quando sento il suo primo urlo so esattamente dove l'hanno messa.
Oggi la vecchia che urla è a circa 20 metri da me, dall'altra parte del salone, fortuna mia.
Quando è accanto a me mi chiedo perchè il buon dio non mi ha levato anche l'udito oltre che la mobilità.
Vedo due ciabatte bianche varcare il mio metro quadro.
Prima ancora di chiedermi il perchè mi ritrovo in bocca due pasticche, una rotonda e una a forma di capsula, deduco che è mattina, sono nell'ordine quella per la pressione e quella per pisciare, ma nessuno me lo dice, ma io lo so, lo so da dieci anni circa, apro la bocca e ingoio, butto giù acqua e gomma, deglutisco e non posso nemmeno ringraziare.
Adesso la vecchia che urla urlerà più forte, so anche questo, da dieci anni.
Nell'angolo destro del mio metro quadro arriva una macchia lucente di sole, eccola finalmente, la stavo aspettando, ora so che tempo fa e so che tra poco si mangia pranzo.
Dalla posizione in cui sono non ho molta vista ma ho molto olfatto.
Per esempio il mio pannolone sarebbe da cambiare ma ben mi guardo dal dirlo alle infermiere.
Tanto non me lo cambierebbero fin dopo pranzo come da regime.
Quindi insieme al mio odore prendo atto che oggi il ristorante ha preparato un ottimo passato di verdura, un pollo strabollito, una deliziosa purea di patate e una mela cotta.
Dalla rampa delle scale sento il profumo della cucina che è sempre un buon motivo per essere un po' felici e sorridere se non fosse per questa paresi destra che mi fa sorridere sempre, anche quando piango in silenzio.
Arriva il rancio, le ruote dei grandi carrelli termici rallegrano quel silenzio interrotto solo da qualche grido o qualche lamento.
Sto per abbandonare il mio metro quadro di mondo per circa quindici minuti, è la mia ora d'aria, è la mia gita fuori casa, è il mio momento magico.
Arriva una inserviente e mi infila sotto le braccia immobili un tavolino di formica.
Mi appende al collo un bavaglione di carta e finalmente mi solleva.
Prende con garbo la mia testa a penzoloni sulle mie gambe e la solleva lentamente, rimettendola nella sua naturale posizione eretta.
Non sono più nel mio metro quadro.
Sono dentro un mondo nuovo, sono in un grande salone delle feste dove ci sono tanti ospiti che come me alzano lo sguardo su un mondo che non gli appartiene più ma che per quindici minuti diventa una festa piena di rumori, suoni, profumi, vociare, volti, sguardi, sorrisi, parole.
Qualcuno infila nella mia bocca il pasto mentre io con i miei occhi vispi cerco di catturare ogni immagine di quei quindici minuti sempre uguali, ma sempre diversi, sempre ricchi di storie e di volti che presto abbandonerò ma che riempiranno le mie prossime ore dentro al mio metro quadro di assenze.
La mela cotta era pessima oggi.
La giovane e bella inserviente di colore mi leva la cinghia che mi sostiene il collo contro la sedia a rotelle.
Torno giù.
Ora le piastrelle stanno cambiando colore, da grigie diventeranno marroni.
E' la mia suite.
Il mio metro quadro è diventato di ceramica marrone ma sempre solo un metro quadro è.
Attendo fiduciosa che il mio insopportabile odore diventi profumo.
Ma so che devo aspettare il cambio turno delle infermiere.
Osservo il mio metro quadro marrone e lo immagino azzurro, fatto di onde e di alghe, di coralli e conchiglie.
Poi chiudo gli occhi e mi addormento.
E finalmente sogno.

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