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SFIORANDO L’ALTRA DIMENSIONE

Cosa mi preparo questa sera? Dilemma… Apro il primo cassetto del

congelatore e, senza vedere, prendo la prima cosa che mi capita; mi accorgo di

aver preso la paella, va bene, mi piace. Il risotto lo mangio tutto,

continuo ad essere gioioso e sorrido al sorseggiare il denso primitivo vino.

Non ho voglia di vedere la TV o sentire musica; ho ancora viva la visione della

collina dei ciclamini, la sua energia mi ha colmata l’anima di vibrazioni che

ancora scuotono tutte le cellule del mio corpo, che esultano di gioia. È tardi,

vedo la sveglia, sono le 23.05. OK vado nel letto, alzo il lenzuolo a fiori.

Chissà ora il perché, del sottile velo di tristezza che mi pervade; forse ho

il desiderio di comunicare la gioia della giornata, ma non ho nessuno per

farlo; la solitudine non mi piace tanto e per tanto tempo, sono comunicativo ed

esterno a chiunque i miei stati d’animo, molto più, però, i positivi. Mi

sveglio di colpo per il dolore; è l’una, cosa faccio? Cosa può essere? Non ho

mai sofferto di stomaco, né di cuore, fegato o quant’altro; ma il dolore ormai

è più diffuso, non riesco a capire da dove parta, devo andare in ospedale a

tutti i costi. La giacca non me la posso infilare, i movimenti sono sempre più

dolorosi, ora tutto il corpo è immerso nel dolore; non mi posso bloccare, devo

andare via e subito, non riesco a chiudere a chiave la porta. Arrivo all’auto,

mi siedo, ho l’affanno, è faticoso farlo, incomincio a piccoli sorsi a

immettere aria. Ok vado, dai Enzo, mi dico, la strada la sai a memoria, anche

se sono 8 km tutte curve e saliscendi; mi sento di svenire, le forze dove

stanno? La volontà, la volontà sola mi resta. Giro a destra, rettilineo lungo

via Giardini, sono a Pavullo, dai le ultime curve dell’ospedale tutte in salita

… caspita, nessuno, nessuno per strada, per dire cosa, non riesco a proferire

parola… sono arrivato al pronto soccorso, apro lo sportello e vado disteso a

terra, non riesco a camminare. Vengono a prendermi, che gioia immensa, c’è

qualcuno che mi soccorre, mi parla, non capisco nulla. Mi mettono sdraiato, ma

non riesco a distendermi, immenso è il dolore. Mi serve un poco d’aria per non

morire, il dolore è in secondo piano, ce l’ho e basta così, non posso far nulla

per lui, ma qualcosa posso fare per respirare; piano, pianissimo, un filo, un

nonnulla. Dilatare i polmoni è impossibile, il diaframma idem, il dolore è

atroce; ogni piccolo movimento è dolore. Non posso pensare ai perché, cosa mi

sta succedendo, non posso assolutamente, devo solo immettere un filo d’aria nei

polmoni, e basta, basta questo … si, mi basta. Mi concentro, non penso, non

posso, aria, aria, uno spiffero, come lo desidero; un niente, un alito mi basta

per non soccombere. Penso al training. Lo inizio a fare, mi devo rilassare

subito.

“Michele, vai a vedere Vito, è più di un quarto d’ora fermo”, “Signor

Vito, signor Vito.” E mi scuote di nuovo: lo sento benissimo, ma chi mi dà la

forza di rispondergli? “No, dottore, non ha il rigor mortis, non è morto

ancora.” Che bell’aiuto che mi danno questi due; penso, ho solo questo momento

di riflessione che, comunque, mi fa sorridere, almeno nello spirito; per loro

sono prossimo alla morte, che è lì ed aspetta che io non respiri più. Sento un

poco di confusione, non riesco ad aprire gli occhi, né alzare la testa, non ce

la faccio. È l’analista che di corsa ha dato i risultati al medico. “Lo sapevo,

lo sapevo, ma non così grave. Su aiutatemi, non voglio morti al pronto

soccorso, portatelo in medicina intensiva, che se la sbrigano loro.” “Cosa ha” mormora l’infermiere. “Pancreatite acuta, diabete, transaminasi incredibile, e altro ancora”. Mi prendono così com’ero, mi sdraiano sulla barella; non ho più appigli, urlo una bestemmia per il dolore che mi scuote

tutto il corpo, mi raggomitolo, mi coprono: vengo meno…

“Signor Vito, si svegli!, su, su, coraggio.” Una voce femminile la sento

lontanissima, come quell’onda, laggiù, che pian piano si avvicina, e poi s’infrange sugli scogli; solo allora apro gli occhi, per un attimo. Scorgo un’infermiera altissima e robusta, solo questo vedo e poi li richiudo; mamma, quanto sudo, sono immerso forse in una vasca da bagno? Arrivano due dottori, me

ne accorgo dalle loro voci. Poi commentano tra di loro: “Ha il blocco intestinale, la pancreatite acuta e necrotica idiopatica per ora è quella da

tenere sotto controllo, ha anche la complicanza dell’ileo paralitico; dai raggi si nota l’embolia polmonare fermo al polmone destro lobo inferiore …” Ha una pausa di riflessione ... rifletto anche io e mi dico ... mi dispiace Enzo … ho un brivido di commozione che il dottore avverte …“Che ha? Ma sente?” “Non so”,

risponde una voce femminile “Non ha mai aperto gli occhi, non si muove affatto ed è sempre così, con le mani quasi a tenersi la faccia, da quando è venuto.” “Va bene…” silenzio… “questo sta morendo…” riprende… “il pancreas si sta autodistruggendo con un elevatissimo valore di amilasi, duodenite, iperglicemia e relativo diabete con un elevatissimo valore, di conseguenza è avvenuto il

blocco totale dell’intestino, ma? Mai visto così tutti insieme…” Il primo pensiero che si fa avanti, è per mia moglie. Ho fatto tantissimo per renderla felice. Tutto quello che potevo o sapevo fare l’ho fatto, ma lasciarla così di botto… no! Lasciarla in una sola notte d’estate che a lei piace tanto, mi rattrista il cuore. Un urlo immenso mi scuote dal morire, la mia anima avverte che il corpo è sul baratro dell’abisso, lei lo sa, eccome, NO! NO! Vai avanti, non scendere ora, non scendere dal mezzo che vivi. Pedala anche se in salita ti spingo io, ti aiuto, non sei solo; ti amo, molto più di ciò che tu puoi immaginare, non ti fermare. Ora ti do un consiglio, respiri con il nome di Gesù… Ge… Su… lentamente come stai facendo; ispiri la vita che è GE… e poi pian piano espiri la morte che è Su… PIANO, ANCOR Più PIANO, LENTAMENTE, MA LUNGO, LUNGO. Si così, così va bene, coraggio ci sono io. Sento vibrare il corpo, è in delirio, sta cedendo, ma lo spirito mi soccorre … non ho più pensieri, non ho più forze, sento questo dolore allucinante, tutto il corpo è trafitto da cime di montagne che mi penetrano nella testa e mi schiacciano su tutto il corpo; sto sprofondando nel niente, sono in pieno delirio. È buio

pesto. “Su, su, che fai, molli? Stai andando bene”. Il dottore e l’infermiera si sono precipitati nella camera: vedendo che i valori si stavano appiattendo. “Vito, sei forte, io ho fiducia in te”. Il dottore mi bisbiglia all’orecchio, come se io non sentissi, ma lo sento lontanissimo, anche in questo stato.

Avverto la mano dell’infermiera che accarezza la mia, è un colpo di frusta di dolcezza estrema; per incanto faccio un sospiro lungo ed insperato, il primo dopo ore di nulla. Riprendo il mio ritmo lentissimo. Non tremo e sobbalzo più, il corpo si è calmato, la mia anima piange più di me, e lo spirito ci sostiene entrambi, per quelle sante carezze, e l’energia chiamata da chissà dove. Ho ripreso il controllo del corpo; il nome di Ge… sù mi accompagna a respirare il filino d’aria che lentissimo non mi fa morire, senza muovere un solo muscolo; resto contratto. Non ho voglia di niente, il tempo non esiste, lo

spazio scomparso, pensieri nascosti chissà dove, sono solo isolato nel nero assoluto; si, l’udito è il solo vivo e sento un vociare quasi di frastuono, rumore di ruote, dottori, infermieri assistenti? All’improvviso sorrido e quasi rido; ho l’immagine di Pinocchio circondato dai dottori, che non sapevano cosa fare, come curarlo. Lo spirito mi sostiene con questa immagine, un flash per dirmi che sono ancora vivo. I pensieri tacciono, lo spirito tace, l’anima, solo questa mi scuote; ma non basta, anche lei alcune volte non l’ho sentita. È troppo, forse hanno ragione a dire che mi rimangono solo due giorni? Questo è

la fine del secondo. Ho solo un piccolissimo granello di vita? Forse più piccolo di quello della senape, ma l’ho ancora. Non allertate i parenti, non preparatemi il vestito più bello, datelo ai poveri, a quelli che non hanno nulla; infermiera dove sei? Desidero una tua carezza di calore sulla mia mano che si è addormentata. Ora ho solo una preghiera da fare al grande e immenso amore che sostiene in un equilibrio perfetto tutto l’universo, tutta la galassia, il sistema solare, la terra, la mia Puglia: al PADRE. Che con la sua energia che ci circonda sempre … mai smette d’amare … mai, neanche per un

istante. In questo istante, chiudo tutte le porte della psiche e apro quelle del cuore, e prego: “Padre, tu sei il mio Dio, sai che non mentisco, non mi importa di morire o vivere, quello che ho fatto mi basta. Se è giunto il momento di lasciare questo corpo, va bene, nulla di più io posso fare; ma se non lo è, ti prego, nella estrema della mia umiltà, lenisci questo dolore, sai che non ce la faccio più. No! Non ti chiedo di guarirmi, no! So di aver desiderato cose a te contrarie, di percorre strade non mie, ma tu sei il solo buono, sei amore puro; ti ho provocato, ma non offeso. Ti prego di darmi la forza necessaria a respirare un poco di più e a lenire questo immane dolore …”. Piango e tremo, tutto è in subbuglio dentro di me … è la fine. “Vito, Vito, svegliati, su. Svegliati” mi urla l’infermiera di turno. Si,

sento ancora una voce che mi scuote da un torpore strano che ancora sento

addosso. Caspita, sono ancora qui !

Mi rilasso con il training. Mi fanno i prelievi, cambio di flebo, questo trambusto non mi preoccupa affatto. Non sono più solo, mi sono ritornati i pensieri, li tengo fermi, perché un prurito avanza dietro la schiena, come un camminare di una processione di formiche, lentissimo, il mio Ge…su è leggermente più lungo, immetto un pochino d’aria di più. Dopo poco tempo, mi fanno un altro prelievo, e dopo un altro ancora … ma che fanno, mi salassano?

Il formicolio è aumentato, desidero muover le braccia, ma non ci riesco.

“Ti aiuto io”. Carmen è l’infermiera di turno, è pronta a sostenermi; mi massaggia il braccio che stavo muovendo, io mi sforzo ad aiutarla, si, ci riesco, va giù, e anche l’altro. Vibro di gioia, mi è tornata la gioia, mi sento coccolato, accarezzato, mi stupisco per questa loro grande professionalità. Sto piangendo in silenzio, i singulti non mi fanno male, cosa mi succede? Apro gli occhi dopo tre giorni, così, di botto, senza pensarci due volte. Vedo Carmen e l’altra infermiera che mi guardano colme di meraviglia. Piango, piango, piango a dirotto come pioggia improvvisa estiva, la mia nuvola nera mi sta lasciando? Respiro sempre meglio, sempre più aria mi entra dentro: quanto è bella l’aria, invisibile, ma è la vita. Carmen mi abbraccia, ora piango non perché sto meglio, perché sono amato dall’AMORE. Mi ha ascoltato e la sua energia mi sta salvando … ho sperato, ho sperato nel Signore ed egli su di me si è chinato, mi ha tratto dalla fossa della morte … questo passo del salmo immediato mi passeggia sulle labbra, due, tre, altre volte, lo vorrei urlare, ma non posso, ancora. Carmen mi asciuga le lacrime copiose. Dio mio, come è bella la luce, l’aria, i colori, le persone che sorridono. Ora l’aria mi entra sempre più copiosa, come l’amo, amo anche il dolore, che pian piano scema sempre di più, se pur permane. È un sollievo il sapere di essere amato da tutto l’universo, che mi colma di gioia il cuore, questo mai ha cessato, mai ha tentennato a sostenermi. Questo nostro corpo così vulnerabile, ma anche maltrattato, scrutato, ma sconosciuto nell’intimo; involucro meraviglioso d’acqua santa e particelle binomiale in un equilibrio che dona vita. L’uomo, macchina eccelsa, armonica, in gran parte sconosciuta; ma non sanno andare oltre il visibile, esiste il Padre che è amore puro, che tiene a se tutto il creato.

Di corpo, anima e spirito sono composto; materia, vita, forza: insieme a raggiungere traguardi impensabili. Bella è l’anima, tenace, affidabile, fedele nell’inverosimile, amica certa con il suo amore. Che dire dello spirito, forza vivificante che ti fa volare a traguardi meravigliosi. Mi ritrovo unito e salvo nella fusione inequivocabile e sinergica delle loro azioni. Uno e trino, grazie. Fate di me una creatura unica e stupenda.

Sono calmo e pieno di gioia, e penso al grande amore dell’anima e alla forza dello spirito per questo mio corpo frantumato, ma ancora in vita … molto hanno fatto e detto. Mi risuonano il grido d’amore quando stavo cedendo, ogni sillaba mi ricordo … quando il tuo pensiero vacilla, quando i tuoi occhi combaciano, quando le tue mani sono vuote, quando la tua bocca resta arida, quando ti accorgerai che nel tuo intorno il nulla ti pervade e ti soffoca: allora saprai che non sei solo, ma con i miei baci e il mio amore … vorrei ampliare la tua immaginazione per condividere l’orizzonte, per farti sorridere e dimenticare il tuo dolore e trasformarlo in amore nel tuo cuore. Vai avanti, non scendere ora dal bus, dall’auto dal mezzo che hai scelto per vivere: non scendere, pedala, cammina, non ti fermare mai. In salita in piano, in discesa, in curva, in ogni dove; vai avanti, non scendere. Vedrai che troverai una farfalla, un sorriso, un saluto, la luce, il mare; sì il mare che ti farà sognare. Sentirai pulsare il cuore mio, e, come aquilone nella sua brezza volerai. Non ti fermare, immagine e sarai ape, e volerai di fiore in fiore a raccogliere il dolce più dolce della vita, di chiunque incontrerai, per riempire il tuo essere di felicità. Così ti accoglierò nella coppa delle mie mani, nel volo di farfalla dalle ali consunte dai travagli del tempo di questo mondo: con il respiro dei colori dell’arcobaleno, rinfrescherò lo splendore delle tue ali, finché libero, tornerai a volare con il lieve fiato della mia vita …Questo canto d’amore a tutti lo rivolgo perché l’amore vince la morte, vince il dolore, vince tutte le malattie, È LA MIA TESTIMONIANZA DIRETTA, non ho il diabete, me lo hanno dato d’ufficio, mangio e bevo anche un poco di vino, non ho avuto cisti necrotiche pancreatiche, sono meravigliosamente in forma, ho buttato a terra 7 alberi e fatto 45q di legna, quest’anno, sono trascorsi 11 anni non sono stato mai più malato. Sono stato a due passi dalla morte, ma l’energia dell’AMORE, è più forte della morte, del cancro, del diabete, della pancreatite e del resto.

AMATEVI E AMATE TUTTI QUELLI CHE INCONTRATE, SPECIALMENTE I DEBOLI E I CATTIVI,

LORO NE HANNO PIÙ BISOGNO. IO AMO.

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