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Oggi è una bella giornata di sole.

Eccomi qui... Dopo mesi di attesa, è arrivato il momento tanto atteso. Capelli rasati a zero e mille pensieri dentro la testa. Sono passati sette anni da quella radiosa mattina di maggio in cui mi sono svegliata e, inspiegabilmente, mi tremavano due dita della mano sinistra. Sono infermiera, e il mio primo pensiero è stato "oddio, ho il Parkinson!"

Poi la negazione, la speranza di sbagliarmi, fino alla diagnosi. Parkinson giovanile.

Sono incredula... Perché proprio a me? Ho 46 anni, un lavoro che mi piace, una vita intensa, e soprattutto ho un figlio disabile che ha bisogno di tutte le mie energie. Ma io combatterò, sono una guerriera io! E per i primi anni è stato davvero così,poi la malattia ha iniziato a guadagnare terreno e mi si è aperta la prospettiva di un intervento, la DBS, o stimolazione cerebrale profonda.

Si tratta di posizionare due elettrodi profondamente nel cervello e collegarli a due stimolatori.

È un intervento invasivo, anche rischioso, non risolutivo però. Serve a tenere a bada i sintomi, ma ad oggi non c'è cura che possa guarire chi ha il Parkinson. Così accetto. Non ho paura. Rivoglio almeno in parte la mia vita.

Oggi è il giorno X. Alle 7,30 mi portano in sala operatoria.

Mio marito e mia mamma mi salutano, mi stringono la mano. Poi io entro.

Per prima cosa devono posizionare il casco stereotassico. Nonostante le anestesie locali è doloroso perché viene avvitato alla testa. Stringo i denti. Sento qualcosa di caldo che scende sopra all'orecchio, il chirurgo dice... asciugatele il sangue...

Poi inizia l'intervento vero e proprio. Che viene eseguito col paziente sveglio perché deve collaborare. Evidentemente l'effetto delle anestesie locali è scemato perché sento piuttosto bene quando incidono la cute...  Ma non mi devo muovere, e non lo farò!

Apertura della scatola cranica... posizionamento dell'elettrodo.

Mi fanno ripetere a comandi alcune frasi tipo "oggi è una bella giornata di sole".

Decidono che l'elettrodo è a posto. Suturano e ripetono tutto sull'altro lato.

Alle 14 la prima parte dell'intervento è terminata. Sono sfinita ma sollevata. Ora però devono posizionare gli stimolatori, per fortuna questo viene fatto in anestesia totale.

Vorrei abbracciarli tutti, mi sono stati vicini e mi hanno incoraggiato.

Mi risveglio dopo un tempo indefinito, sto male, ho caldo e nausea.

Alle 16:45 mi riportano in camera, sono passate più di nove ore, ma è finita, ce l'ho fatta.

So che questa è solo una delle tante difficoltà che dovrò ancora affrontare, e so che alla fine la guerra non la potrò vincere, ma questa battaglia è stata dura e l'ho vinta io!

Dalla finestra della stanza filtra la luce, fuori c'è il sole. È davvero una bella giornata!

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