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DIARIO - 9

L'onda è di nuovo arrivata; inesorabilmente mi ha travolta, come sempre.

Sono qui, a contare le “macerie” che ogni volta lascia...

Avevo sentore dello tsunami imminente; ho imparato, con il tempo, a conoscere i segnali; non ho il potere, però, di prevedere quanto travolgente sarà, e quanti danni porterà. So solo che ogni volta mi lascia più spossata...



Non è facile mettere a nudo le proprie difficoltà. Si rischia di apparire fragili, di essere fraintesi.

Ma i miei limiti, che sono, credo, i limiti di molti, possono servire da “sprone” a chi si trova ad attraversare una tempesta, e dopo non trova le forze per “ripartire”.

Quella forza, che in me, sembra arrivare altrettanto forte, quanto la devastazione provata.

Domenica stavo male, ma con tenacia,mi sono messa a cucinare. Mi aiuta a rilassarmi. Ho fatto il dolce “Colomba pasquale”, e tra l'altro è venuta veramente buona.

Non è servito a far passare i dolori, ma almeno ci ho provato...

Quando, poi, questi diventano forti, è logico che devo fermarmi, prendere gli antidolorifici e aspettare che passi; ma proprio in quei momenti, ad occhi chiusi, distesa sul letto, “sogno” di essere in mezzo al mare, a respirare tutto il suo odore.

Nel momento che tutto sembra portarmi “giù”, io sogno di farmi cullare dal dolce movimento del mare...

Ho imparato questa tecnica mentre aspettavo i miei figli e mi è servita al momento del parto. Ho continuato a perseverare, dal momento che mi è successo questo cambiamento, e conseguente malattia, e mi è stato di conforto nei momenti più bui.

Continuo a parlare di tutto ciò che mi capita, con la caparbietà di chi esce allo scoperto, senza maschere, né filtri; spero che possa trasparire, e “aiutare” altri nelle stesse condizioni.

Il rischio di chi soffre è di isolarsi, e in questo modo ampliare il proprio dolore.

Mi rendo conto, al contrario, che riuscire a “buttar fuori”, i propri malesseri e stare in contatto con persone, fa stare meglio.

In questo momento particolare, pur con difficoltà, è importantissimo il mio lavoro, in quanto mi permette di vedere gente, parlare di mille cose, distraendo la mente, e al contempo “fare movimento”. Cosa, che se stessi isolata, non farei mai...



“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Kafka

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