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DIARIO - 6

“Non abbiamo il diritto di chiederci, quando il dolore arriva, “Perché è successo a me?” a meno che non ci poniamo la stessa domanda ogni volta che proviamo un senso di felicità.”



(Anonimo)



Ed io ho smesso di chiederlo. Ho trascorso un mese, forse più, in cui il dolore è stato contenuto, sopportabile. Alle volte, specie al mattino, mi dimentico persino che c'è. Se nella notte riesco a riposare bene, il mattino è il momento migliore: ho più forze, e se i dolori sono contenuti, riesco ad essere molto attiva, sia a casa che a lavoro.



E questo mese è trascorso davvero in un soffio; le feste natalizie e lo stress che portano sempre con loro, hanno poco influito su di me, lasciandomi abbastanza libera.



Poi, come ricorda questo anonimo, il dolore arriva.



Arriva, nel mio caso, all'improvviso, e aumenta sempre più. I muscoli tibiali sembra siano morsi da cani, come riesco io a definire il dolore che mi attanaglia, e poi, il dolore si diffonde alle braccia, al cranio, e la spossatezza prende il sopravvento.



Per fortuna sono episodi non frequenti, ma quando accadono, mi lasciano in uno stato di profonda prostrazione. Il fato ha voluto, in questo frangente, che fossi di turno di festa sia martedì pomeriggio che mercoledì. In questo modo ho potuto riprendermi e affrontare la giornata di oggi.



Continuo a parlare di tutto questo perché non sono sola a provare tutto questo, ma bensì in compagnia di almeno tre/quattro milioni di persone, in Italia. Ma per lo Stato italiano, queste persone risultano sane, in quanto questa patologia non è riconosciuta come malattia invalidante.



Ad onor del vero, come dai molti post che condivido, qualcosa e in qualche regione si sta lentamente muovendo, ma credo che sia ancora troppo poco.



Non è certo lamentandosi, o impietosendo che si risolvono le cose, ma vorrei, come in altre occasioni ho già descritto, che venisse appurato una volta per tutte quanto dolore e limite può portare tale malattia. Vorrei che i medici, come spesso accade all'inizio dei controlli, non prendessero “sotto gamba” i vari sintomi, considerando il paziente molto sovente un depresso.



Dall' intervista:



» Benessere » Salute » I malati di Fibromialgia, orfani della Sanità







Quando viene chiesto al medico:



Insomma, per i cittadini italiani essere affetti da questa malattia oggi cosa significa?



Questa è stata la risposta:



Oggi, purtroppo, i malati di fibromialgia sono in buona parte orfani della Sanità. Sia per lassistenza che ricevono, sia per le scarse ricerche mediche. In Italia la conoscenza della fibromialgia è ancora limitata a causa dello scarso investimento nella ricerca scientifica.



arrendersi, però, MAI!

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