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Grazie alla vita!

Avevo poco più di 40 anni, un matrimonio felice, due bimbi meravigliosi, un lavoro a contatto con la natura che amavo moltissimo. Ero contenta perché avevo iniziato un lavoro su me stessa , con una terapeuta bioenergetica, meravigliosa, perché avevo delle cose in sospeso con il mio passato, mi sembrava di avere il mondo in mano.
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Nel frattempo comincio ad avvertire un formicolio strano al dito medio della mano sinistra. Il mio braccio sinistro non oscilla quando cammino e con il passare del tempo anche la mia gamba sinistra non mi segue più, devo trascinarla. Inoltre con certi movimenti e in certe situazioni, avverto un tremore strano. Si accendono dentro di me tutte le spie che segnalano un pericolo ed è per questo che non decido di approfondire le indagini per capire cosa stava succedendo. 
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Qualcosa dentro di me l'aveva già capito perché, guardando il grande Papa Giovanni Paolo II pensavo che a 80 anni possedeva una forza e un coraggio impressionanti e che quindi non sarebbe stato poi così drammatico. 
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Infatti, dopo mesi di esami, analisi, dopo aver sentito il parere di più neurologi, arriva la sentenza: "SINDROME EXTRAPIRAMIDALE: malattia neurologica degenerativa che colpisce prevalentemente uomini e donne dai 55-60 anni in su, che non ha cura e non c'è possibilità di guarigione. 
<p>Io ne avevo 41. 
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Il mondo tutto, mi è crollato addosso. Rabbia, terrore, disperazione, sensi di colpa, vergogna. Ho pianto, ho urlato, ho imprecato, finché mi sono guardata allo specchio e mi sono detta - A cosa ti serve questo atteggiamento, perché non doveva succedere a te? Chi sei tu per dover essere immune dalle malattie? Come decidi di affrontare questa esperienza? Facendoti del male e facendolo a chi ti ama, o cercando di reagire e trasformare questa esperienza dolorosa in un fiore meraviglioso che possa portare gioia dentro e fuori di te? – Ora, dopo 15 anni e tanta, tanta sofferenza, posso dire grazie a questa esperienza che mi è stata imposta, dal quale ho imparato che la nostra felicità non dipende da niente e da nessuno, ma soltanto da noi stessi. 
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Noi e solo noi siamo gli artefici del nostro bene e del nostro male, dipende solamente da che parte vogliamo stare. 
Il Parkinson, anche se non è ancora conclamato, mi ha spronato a continuare il viaggio dentro di me, il viaggio della conoscenza, degli incontri, degli scontri, delle sorprese, il più bel viaggio che un essere umano possa intraprendere, il viaggio verso la vita, la “sua vita”. Ho fatto un cambio di direzione, ho diretto il mio sguardo verso la fiducia, verso la speranza. Facciamo parte, tutti, di un universo dove tutto è perfetto, dove tutto ha un equilibrio meraviglioso, dove tutto esiste, senza fare niente. 
Il sole sorge ogni giorno donandoci uno spettacolo che toglie il fiato; la notte, con i miliardi di stelle e la luna che la illumina prende sempre il posto del giorno. Le stagioni, ognuna con la propria bellezza, si alternano ciclicamente; i fiori sbocciano, gli alberi si spogliano, il grano matura, la neve riscalda il seme. Tutto avviene, senza che noi ce ne accorgiamo. Noi facciamo parte di tutto ciò, abbiamo anche noi, dentro di noi, la nostra saggezza. Io l'ho scoperta grazie alla malattia. 
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Ora sono una donna di 56 anni, mogli e madre, consapevole del potere che ho e ho deciso di usarlo per proseguire il viaggio con occhi nuovi, con un cuore colmo d'amore, di gratitudine, di speranza e di gioia. 
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato l'amore di una famiglia, il calore di un'amica-sorella, l'affetto di tante persone. La presenza amorevole di un medico che c'è sempre nel momento di bisogno. Mi ha dato da vivere l'esperienza della malattia per spronarmi ad indossare il mio vestito e non quello di altri. Mi ha permesso di trovare la mia essenza e di dare il giusto senso a un bene prezioso che mi è stato donato tanto tempo fa, LA VITA! Grazie, grazie è ancora grazie. 

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Loreta

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