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Sfogo

Anno difficile questo, separazione, problemi con i figli adolescenti, problemi economici e tanto altro. Potrei anche dire poca voglia di vivere, che ultimamente si è ridotta al lumicino.

Sei anni fa la perdita di mia madre: ancora giovane, piacente, sensibile e colta, sostanzialmente "sana". Unici problemi: un tumore al seno da cui era faticosamente guarita (tutto vero, anche se lei era convinta che ancora la stesse consumando. Di tumore al seno aveva visto morire sua madre e sua cugina) e l’alcolismo; per carità, c'è di peggio, lei non vagava per strada attaccata alla bottiglia, beveva di nascosto, a casa.

Con la pensione aveva perso il suo ruolo di rilievo, aveva paura della malattia ed era bistrattata da mio padre e poco compresa da me; ed io… solo parzialmente conscia del problema e delle sue possibili conseguenze, perché un problema del genere non può riguardare proprio tua madre.

Ero solo tanto arrabbiata con lei, morta di infarto epatico in due settimane per un fegato compromesso da chemio e da alcool, portandosi appresso un pezzo di me sostituito da enormi sensi di colpa per non avere saputo aiutarla.
Beh, rimane mio padre.

Rapporto difficile, uomo abituato ad accentrare il mondo su di se' e a comandare; uomo intelligente ma prepotente con primi segni di demenza: aggressività verbale, accuse infondate di furto, ossessioni sui soldi e sugli oggetti, comportamenti e reazioni inappropriate. Aveva una signora che lo aiutava in casa, due ore al mattino dal lunedì al venerdì per oltre 1600 euro al mese (io non potevo dire nulla perché i soldi erano suoi) che ad agosto se ne va e lui rimane solo e non accetta nessuno.

Riassumendo rifiuta cibo e terapia, è verbalmente aggressivo e prepotente, e noi chiamiamo un'ambulanza... cinque giorni di ricovero in una barella in pronto soccorso, sedato, un mese in geriatria, poi due mesi di reparto Alzheimer e ora in una casa di riposo.

Mio padre, 87 anni, con demenza vascolare multi-infartuate, con sintomatologia prevalentemente frontale, che fino a tre mesi fa con i suoi due bastoni e i suoi mille problemi ancora prendeva il pullman; mio padre fortissimo, ora me lo ritrovo su una carrozzina, incontinente (mai avuto problemi!), confuso e confabulante, chiuso in una casa di riposo.

Mio padre era un grande giornalista e ora non lo riconosco più.

La malattia ha intaccato ciò che di più sacro aveva, ed io mi sento in colpa. Anche perché sono arrabbiata con lui per non avermi lasciato mettere la firma sul suo conto corrente e costringendomi a portarlo in tribunale, mettendomi in difficoltà economica. Perché le case di cura sono per ricchi e la regione per intervenite aspetta che muoia.
E perché non è una fine dignitosa...
E perché non ce la faccio più.

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