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Io non sono malata, ma la mia famiglia lo è

Io non sono malata, ma la famiglia lo è.
La mia famiglia è malata dal giorno in cui 18 anni fa, abbiamo scoperto che nostra figlia M. aveva l'artrite reumatoide giovanile.
I medici lo hanno comunicato così, non sapendo che in quel momento "la tragedia più grande della nostra vita" ci stava travolgendo.
Certo, non si muore di artrite reumatoide. Ad oggi hanno inventato tanti farmaci che permettono una vita "quasi" degna di essere vissuta, ma che per contro potrebbero minare il sistema riproduttivo o addirittura facilitare la comparsa di neoplasie. 
In 18 anni di ricoveri, medicine, visite, fisioterapia, lastre, psicoterapia, risonanze e soprattutto tanto dolore, ricordo forse 2 anni di benessere vero in cui la malattia è stata dormiente, ma sempre presente.
E' questa l'artrite per me, un rosicchiamento continuo che non ti abbandona.

L'artrite è "una prima donna", prende spazio in te, vuole avere tutta la tua attenzione e purtroppo ci riesce, perché il dolore ti invade e non ti permette più di sognare, di vivere.
E' il dolore che ti comanda e che scandisce la tua vita.
Quando sento parlare le altre persone le invidio per quei problemi che sono così banali "per me". Il primo fidanzatino, il ritardo sull'orario di rientro a casa, i brutti voti, le bugie, il trucco pesante, la dieta.

Per la mia famiglia il primo fidanzatino ha significato: "ci sarà qualcuno che potrà amare mia figlia così com’é?"
Il ritardo sull'orario di rientro per noi significa camminare lentamente o non riuscire del tutto a camminare a causa delle caviglie e le ginocchia gonfie e doloranti.
I brutti voti, non li abbiamo mai vissuti, perchè M. è svogliata a causa delle tante assenze e la stanchezza.
Le bugie, un altro capitolo, perché la più grande bugia è non dire a se stessi "oggi non ce la faccio, sto troppo male anche per alzarmi dal letto". 

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