Senza stomaco ma con una nuova vita
Chissà come avrei reagito se, durante uno dei tanti viaggi che ho fatto per seguire festival e concerti, avessi avuto una vaga premonizione del fatto che a 35 anni mi sarei ammalata di cancro...
Il mio era un cancro di quelli che per lasciarti viva ti chiedono di sacrificare un organo intero. Dopo, se sarai fortunato, ci sarai ancora. Ma sarai sempre con un pezzo in meno.
Quella sera, in ospedale, prima di essere operata, sentivo che forse un intervento così importante come l’asportazione dello stomaco avrebbe potuto essere troppo impegnativo per me, pensavo che forse non mi sarei più svegliata. E riflettevo sui miei 35 anni di vita, nei quali aveva fatto molte cose, forse non le cose basilari, visto che non ero sposata e non avevo figli, ma comunque cose che mi piacevano, tutto questo però senza mai trovare un vero obiettivo da perseguire nella mia vita.
Quella sera non ero ancora certa che fosse cancro, lo seppi solo diversi giorni dopo: tumore allo stomaco Stadio II G3.
Come si affronta il cancro a 35 anni con una chemioterapia di sei mesi davanti e la nuova alimentazione da imparare? Come si supera il pensiero che la vita da quel momento in poi, anche nel caso in cui le cose andranno bene, sarà per sempre senza lo stomaco?
Nel mio caso sono stata aiutata dall’amore del mio compagno, dalla mia abitudine a vivere alla giornata, dal mio blog che avevo aperto nel 2004 e che è diventato il luogo dove raccontare le emozioni e le paure legate al cancro, dall’incontro sul web con altre donne coraggiose che raccontavano la loro esperienza di cancro in un blog e che poi sono diventate le amiche fidate cui rivolgersi in ogni momento, e dai concerti che, all'inizio quasi incredula, ho ripreso a frequentare.
Superato il ciclone di sgomento iniziale, infatti, mi sono resa conto che la vita non era finita, che c’erano ancora tante cose che avrei potuto fare, che non dovevo mai smettere di sperare che le cose potessero andare sempre bene.
Da allora sono passati più di otto anni, il cancro è alle mie spalle, anche se la vita senza stomaco lo ricorda quasi ogni giorno. Ma ci sono anche giorni in cui non ci penso per nulla.
Ed è come se la malattia mi avesse aperto gli occhi verso quella parte di me che tenevo nascosta, che non ascoltavo. Ho capito infatti di avere un grande desiderio di fare il possibile per aiutare chi sta vivendo un’esperienza come la mia. Ho aperto un gruppo su Facebook per mettere in contatto i malati e i familiari e amici di persone con il tumore allo stomaco e abbiamo dei progetti insieme per fornire supporto a chi è colpito da questa malattia.
Inoltre, come spesso capita, ho imparato a dare maggiore importanza ad alcuni valori nella vita, e a sottrarne alle cose che sono meno importanti.
Per questo, dopo tanti anni, posso dire che vivo sì senza stomaco, ma con una nuova, seconda vita, che in molti aspetti mi piace ben più della prima che ho avuto fino a 35 anni.
Rosie




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